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Firma l'appello

Corleone. Convocato per giovedì prossimo il consiglio comunale per dire "no" alla possibilità di vendere i beni confiscati alle mafie

Sono stati diramati stamattina gli avvisi di convocazione del consiglio comunale di Corleone, che si terrà giovedì 3 dicembre, alle ore 18.30, nella masseria confiscata al boss mafioso Totò Riina, in contrada "Drago", che adesso è stata trasformata in agriturismo ed assegnata alla coooperativa sociale "Pio La Torre - Libera Terra". All'ordine del giorno un unico punto: l'approvazione di una mozione contro la possibilità di vendere i beni confiscati alla mafia. Al riguardo, nei giorni scorsi erano state presentate due mozioni: una da Dino Paternostro (Pd) e l'altra da alcuni consiglieri del Pdl. Stamattina i due documenti sono stati unificati e, quindi, sarà un unico testo ad essere sottoposto alla discussione e al voto del consiglio comunale, che si terrà in un luogo-simbolo, dove fino a poco tempo fa scorazzavano feroci boss mafiosi, e che adesso rappresenta il riscatto dello Stato e dei cittadini e l'affermazione dei valori di legalità e sviluppo.

fonte: http://cittanuovecorleone.blogspot.com/

Correggio con la Sicilia Libera

Giovedì 3 dicembre alle ore 21 presso il Palazzo Principi di Correggio è in programma la proiezione del film "Schiaffo alla mafia" di Stefania Casini, sulla storia della coop Pio La Torre - Libera Terra di San Giuseppe Jato.




Saranno presenti la regista Stefania Casini, Salvatore Gibiino e Floriana Di Leonardo della Coop Pio La Torre - Libera Terra. Oltre al Sindaco di Correggio, Marzio Iotti, interverranno pure alcuni studenti e insegnanti degli istituti scolastici correggesi - Convitto "Corso", Istituto Tecnico Einaudi, Liceo "R. Corso" - che hanno recentemente visitato le cooperative siciliane che coltivano i terreni confiscati alla mafia.
L'iniziativa è promossa dal coordinamento provinciale Libera di Reggio Emilia e dal Distretto soci Coop Consumatori Nordest di Correggio.



Niente regali alle mafie - 28 novembre a Palermo

Queste le parole di Umberto Di Maggio, coordinatore siciliano di Libera, che ha annunciato il lancio di “Niente regali alle mafie”, una manifestazione a Palermo alla Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità a piazza Politeama il 28 novembre alle 17 (e in contemporanea in tutte le regioni d’Italia).

“Un’asta simbolica – puntualizza Di Maggio - in cui verrà denunciato alla cittadinanza che se quest’emendamento verrà approvato anche alla Camera dei Deputati, tutti i beni confiscati in attesa di assegnazione (celebre l’abitazione palermitana di Totò Riina in via Bernini e il feudo di Polizzi Generosa confiscato a Michele Greco) verranno probabilmente svenduti, con buona pace di tutti i progetti di sviluppo, di riqualificazione e di restituzione sociale ai cittadini dei patrimoni sottratti alle mafie”.

Partite come esperienze “di frontiera”, sperimentate per la prima volta in Sicilia - e adesso presenti anche in Calabria, Puglia e Campania – oggi le cooperative “Libera Terra”, realizzate sui beni confiscati alle mafie, hanno intrapreso un percorso deciso verso l’eccellenza delle produzioni. Imprese in cui il lavoro può gioire di se stesso, per la dignità restituita ai lavoratori e per le possibilità reali di sviluppo.

E’ grazie alla tenacia e alla forza dell’associazione Libera, la rete di movimenti e gruppi antimafia presieduta da Don Luigi Ciotti, che questo cammino è iniziato. Con quella raccolta di firme nel 1997 (più di un milione) avviatasi a Corleone quando l’Italia era in ginocchio dopo il periodo stragista in cui Cosa Nostra aveva dichiarato guerra allo Stato.

Oggi quel risultato, che andava a coronare il sogno di Pio La Torre di aggressione dei patrimoni sottratti alle criminalità organizzate e che è profondamente condiviso dalla rete dei familiari delle vittime uccise dalle criminalità organizzate, è seriamente minacciato dalla proposta di vendita dei beni confiscati. In questi giorni, in seguito all’emendamento in Finanziaria già passato in Senato, è cominciata la campagna per la rettifica della proposta che prevede la vendita degli immobili di cui non sia effettuata la destinazione entro i 180 giorni imposti dalla legge.

E’ noto come la complessità delle procedure e la carenza di risorse finanziarie per la ristrutturazione rendono molto difficile rispettare questi termini: la norma abolisce di fatto l’uso sociale dei beni confiscati e ne impedisce la restituzione alle collettività.

E’ compito di tutta la società civile una responsabile presa di posizione contro l’orientamento palesato in Senato alcuni giorni fa che prevede la vendita dei beni. E’ facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss. La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale.

Sul sito www.libera.it e presso i locali della “Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità” è possibile firmare l’appello ‘Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra’. Tremila i firmatari nelle prime 24 ore di raccolta, per una mobilitazione come quella del 1995: “Tredici anni fa - si legge nell’appello a firma di Don Luigi Ciotti - oltre un milione di cittadini firmò la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96: si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente. Oggi quell’impegno rischia di essere tradito”.

fonte http://www.bsicilia.it/libera-niente-regali-alle-mafie-28-novembre-a-palermo.html

Terra e libertà, quella Sicilia che non si arrende

Trasmesso in Rai un servizio sulla cooperativa Pio La Torre, che rende produttivi i campi sottratti alla mafia



E’ coraggio, è passione, è amore. E’ una miscela esplosiva di sentimenti quella che ti prende quando vedi ragazze e ragazzi fare antimafia concreta come quella tratteggiata con grande cura dagli autori de “Lo schiaffo alla mafia”, puntata della trasmissione di Rai 3 La storia siamo noi, andata in onda il 23 ottobre scorso e dedicata alla storia, anzi dovremmo scrivere alla Storia, della cooperativa Pio La Torre. E’ il racconto di chi con quotidiano impegno e anche con sofferenza, è riuscito a trovare lavoro in Sicilia proprio assestando un cazzotto sul grugno della criminalità organizzata, proprio strappando davvero la terra da sotto ai piedi ai mafiosi.

Questi ragazzi portano sulle spalle un nome importante, quello di Pio La Torre, segretario del partito comunista in Sicilia, padre proprio delle norme sulla confisca dei beni ai mafiosi e per questo assassinato dalla mafia.

Non è solo un’azione simbolica quella delle cooperative che lavorano le terre confiscate ai mafiosi, è un’azione concreta, reale, tangibile. Intanto c’è la terra, che è proprio la base attorno alla quale si sono stratificati negli anni rapporti di forza e di oppressione che vedevano nella mafia un baluardo in difesa dell’esistente ed in particolare nello sfruttamento delle masse.

E la terra in Sicilia ha significato lotte aspre nella battaglia per la vita. E quindi questa contesa, portata avanti da queste cooperative, riscatta anni di oblio. Riporta al centro i tanti caduti di mille battaglie, rievoca antichissimi canti siciliani di ribellione, come Malarazza, riscoperto da Modugno e poi oggi ripreso da tanti artisti, col contadino che prega Gesù di distruggere i padroni. Riporta in vita i Fasci siciliani dei lavoratori, formidabile movimento di massa di ispirazione socialista che venne paragonato per importanza alla Comune di Parigi e che coinvolse circa 300mila fra contadini, minatori ed operai dal 1891 fino al 1893, quando fu messo a tacere per mano militare.

Fa riemergere prepotentemente come protagonisti dell’oggi i tanti compagni uccisi perché si opposero ad un sistema feudale. Tra il 1944 e il 1966 furono ben 38 i sindacalisti a cadere per mano della mafia. E ad essere uccisi furono in particolare i migliori quadri del movimento dei lavoratori siciliano, di estrazione social-comunista, quelli che magari combattendo al Nord erano stati tra i promotori della Resistenza, quelli che poi tornati in Sicilia occupavano le terre per avere la riforma agraria, quelli che dicevano no ai soprusi e organizzavano i contadini.

Nel periodo precedente le determinanti elezioni del 1948, la mafia e i poteri ad essa collegati mirarono in particolare a colpire esponenti del partito socialista, impegnati ad arginare la scissione socialdemocratica ed a tenere unito il movimento contadino. In questo tentativo si inquadrano infatti – lo scrive anche la penna di Pio La Torre anni dopo nella relazione di minoranza alla commissione antimafia - gli omicidi di Placido Rizzotto, Epifanio Lipuma e Calogero Cangelosi.

Si riscatta anche quanto avvenne nel lontano ’47. Il 20 aprile di quell’anno, le elezioni regionali nell’isola videro una splendida affermazione del Blocco del popolo. Pochi giorni dopo, il primo maggio, a Portella della Ginestra, si consuma la prima strage di stato nel nostro paese. Occorreva bloccare l’avanzata della sinistra. A tutti i costi. Quell’avanzata significava rimettere in discussione l’assetto sociale baronale e mafioso su cui si reggeva il potere nell’isola. E così l’intreccio mafia, agrari, fascisti, servizi e americani, trovò una linea di azione politica efficace proprio con lo stragismo. Oggi i soliti e solidi legami tra borghesia reazionaria, stato, criminalità organizzata, riaffiorano anche per altre storie, altrettanto paradigmatiche della storia d’Italia, come la questione delle navi dei veleni che non distruggono solo ambiente e lavoro, ma in questo intreccio perverso rappresentano i mali del capitalismo.

Fortuna che un po’ di aria respirabile, in mezzo a tanto tanfo, c’è ancora, se è vero che ci sono manifestazioni partecipate come quelle di Amantea, in un’altra terra martoriata come la Calabria, se c’è ancora un Sud che riscatta gli anni di lotte e non li chiude nel cassetto dei ricordi, se ci sono ancora quelli che non si arrendono e con le armi del coraggio, dell’inventiva, dell’intelligenza critica, prendono in mano la terra e si sporcano le mani per dissodarla e togliere il veleno appestante delle mafie.

Quello che ha mostrato La storia siamo noi è un inno alla Sicilia che non si arrende ed un esempio concreto di antimafia reale e non di ciarle salottiere.



Davide Pappalardo

L'uomo che incastrò la mafia

8 Novembre alle ore 22:00 su RAI STORIA

La coraggiosa vicenda di un protagonista e delle sue eredità, La cooperativa Pio La Torre - Libera Terra dedicata a suo nome.
Un uomo politico che fece della legge strumento decisivo nella lotta alla mafia.

In onda sul canale Rai Storia visibile sul digitale terrestre
Se non hai ancora il digitale terrestre puoi sempre guardarlo online su http://www.rai.tv/dl/RaiTV/diretta.html?cid=ContentSet-2c2f7936-43f2-401f-b739-44240242d0b8&channel=Diretta+Rai+Storia